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L’allora Cardinal Ratzinger su Medjugorje

Libera riduzione dal volume “Rapporto sulla fede”: Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger

MESSORI – Restando in tema, è ben noto che da anni, ormai, un villaggio della Jugoslavia, Medjugorie, è al centro dell’attenzione mondiale per il rinnovarsi di apparizioni che – vere o presunte che siano – hanno già richiamato milioni di pellegrini ma hanno provocato anche dolorose polemiche tra i francescani che reggono la parrocchia e il vescovo della diocesi locale. È prevedibile un intervento chiarificatore della Congregazione per la dottrina della fede, suprema istanza in materia, naturalmente con quell’approvazione del Papa indispensabile per ogni suo documento?

RATZINGER – In questo campo, più che mai, la pazienza è un elemento fondamentale della politica della nostra Congregazione. Nessuna apparizione è indispensabile alla fede, la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo, Egli stesso è la Rivelazione. Ma non possiamo certo impedire a Dio di parlare a questo nostro tempo, attraverso persone semplici e anche per mezzo di segni straordinari che denuncino l’insufficienza delle culture che ci dominano, marchiate di razionalismo e di positivismo. Le apparizioni che la Chiesa ha approvato ufficialmente – innanzitutto Lourdes e ancora Fatima – hanno un loro posto preciso nello sviluppo della vita della Chiesa nell’ultimo secolo. Mostrano tra l’altro che la Rivelazione – pur essendo unica, conchiusa e dunque non superabile – non è cosa morta, è viva e vitale. Del resto – al di là di Medjugorje, sul quale non posso esprimere alcun giudizio, il caso essendo ancora sotto esame da parte della Congregazione – uno dei segni del nostro tempo è che le segnalazioni di “apparizioni” mariane si stanno moltiplicando nel mondo. Anche dall’Africa, ad esempio e da altri continenti, giungono rapporti alla nostra sezione competente. [in particolar modo le apparizioni a Kibeho, in Rwanda, in seguito approvate dal vescovo locale, A.G.]

MESSORI – Ma, chiedo, oltre all’elemento tradizionale della pazienza e della prudenza, a quali criteri si appoggia la Congregazione per un giudizio, davanti al moltiplicarsi di questi fatti?

RATZINGER – Uno dei nostri criteri è separare l’aspetto della vera o presunta “soprannaturalità” dell’apparizione da quello dei suoi frutti spirituali. I pellegrinaggi della cristianità antica si dirigevano verso luoghi a proposito dei quali il nostro spirito critico di moderni sarebbe talvolta perplesso quanto alla “verità scientifica” della tradizione che vi è legata. Ciò non toglie che quei pellegrinaggi fossero fruttuosi, benefici, importanti per la vita del popolo cristiano. Il problema non è tanto quello della ipercritica moderna (che finisce poi, tra l’altro, in una forma di nuova credulità) ma è quello della valutazione della vitalità e dell’ortodossia della vita religiosa che si sviluppa attorno a questi luoghi. (…)

MESSORI – Riconosciuti o no che siano, i “messaggi delle apparizioni mariane” fanno problema anche perché sembrano andare in una direzione poco omogenea a certa “spiritualità post-conciliare”.

RATZINGER – Ribadisco che non amo i termini pre o post-conciliare; accettarli significherebbe accettare l’idea di una frattura nella storia della Chiesa. Nelle “apparizioni” c’è spesso un coinvolgimento del corpo (segni di croce, acqua benedetta, appello al digiuno), ma tutto questo è in pieno nella linea del Vaticano II che ha insistito per l’unità dell’uomo, dunque per l’incarnazione dello Spirito nella carne.

MESSORI – Quel digiuno al quale accenna sembra essere addirittura in una posizione centrale per molti di quei “messaggi”.

RATZINGER – Digiunare significa accettare un aspetto essenziale della vita cristiana. Occorre ritrovare l’aspetto anche corporale della fede: l’astensione dal cibo è uno di questi aspetti. Sessualità e nutrimento sono gli elementi centrali della fisicità dell’uomo: ora, al declino della comprensione della verginità ha corrisposto il declino della comprensione del digiuno. E questi due declini sono entrambi legati a una sola radice: l’attuale oscuramento della tensione escatologica, cioè verso la vita eterna, della fede cristiana. Essere vergini e saper periodicamente rinunciare al cibo è testimoniare che la vita eterna ci attende, anzi è già tra noi, che “la scena di questo mondo passa” (1 Cor 7,3 1). Senza verginità e senza digiuno la Chiesa non è più Chiesa, si appiattisce nella storia. E per questo dobbiamo :guardare come a un esempio ai fratelli delle Chiese ortodosse dell’Oriente, grandi maestre – anche oggi – di autentico ascetismo cristiano. (…)

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